IL LIBRO
«In fondo, Pasquale D’Alessio parla di un fantasma. E del più visibile e numinoso. Nonostante l’assoluto, il fantasma vuole incarnarsi in una vita: tale è il terribile struggente di questo testo poetico. Sempre che non ci si fraintenda: l’immaginazione del poeta non gioca con i riti della fantasia, bensì con quelli della pietà. D’Alessio vuole dare una vita a colui che è scomparso nella luce massima della pittura; a quel Piero della Francesca di cui nemmeno Giorgio Vasari, così pronto toscanamente l’aneddoto, riuscì a dare, oltre l’opera, una prova di esistenza. Tutto è occhi, pupille, la “tenera luce”, le linee e gli angoli tirati sul grande bianco del muro o della carta. Le cose sono forme geometriche, la luce è presa dal cielo per tornare in cielo, tra le trasparenze del disegno, come un silenzio luminoso. L’esistenza di Piero è ossessiva perché è felice: o è felice perché l’ossessione è aria, respiro, un vuoto perfetto, come dire il privilegio di una visione infinita e spossata. Ecco, la felicità non è che il desiderio dell’anima; e i desideri non sono che il chiaro del chiaro, l’oro puro della mancanza. Nella poesia di Pasquale D’Alessio, dilaga una specie di sottile paradosso: l’assoluto della vita e della poesia contiene una corda spezzata, la punta dell’ago che intreccia il vuoto al vuoto.
L’AUTORE
Pasquale D’Alessio è uno scrittore e docente italiano, noto per il suo impegno nella letteratura contemporanea e nella critica. È autore di vari libri, tra cui romanzi, saggi e racconti, ed è anche impegnato in ambito accademico, in particolare nel campo della letteratura.
Ha trattato temi come la società, la cultura e la condizione umana, e si è fatto apprezzare per il suo stile narrativo. D’Alessio ha anche partecipato a diverse iniziative culturali e progetti editoriali.